Cosa succede a scuola se un bambino è positivo al covid? Domande e risposte
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Mentre il ministero della Salute ha chiarito che cosa occorrerà fare per rientrare a scuola dopo giorni di assenza dovuta a «sospette infezioni da Sars-Cov-2» (lo trovate qui: in sostanza,
però, si dovrà presentare il certificato che attesta la negatività del tampone e la guarigione), crescono le domande dei genitori di bambini i cui compagni di classe hanno manifestato — in
classe, o a casa — sintomi compatibili con il Covid. Cosa occorre fare? Bisogna tenere i bimbi a casa? Occorre avvertire il pediatra? E i genitori devono stare a casa, a loro volta? Qui
proviamo a rispondere ai principali dubbi. COSA SUCCEDE SE UN BAMBINO MANIFESTA SINTOMI A CASA? Se il bambino ha più di 37,5° di temperatura, ha raffreddore, tosse, mal di testa, perdita di
gusto o olfatto, diarrea va tenuto a casa. I genitori devono contattare il pediatra, che può stabilire se sia opportuno fare un tampone. È lui a fare il primo screening, anche senza visitare
il bambino, ma dando il suo consulto al telefono, via WhatsApp o e-mail. Contestualmente viene avvisata la scuola sui motivi dell’assenza. COSA SUCCEDE SE UN BAMBINO MANIFESTA SINTOMI IN
CLASSE? In questo caso i responsabili della scuola (in Toscana, il ruolo del referente Covid è ricoperto da un medico) isolano in una stanza il bambino malato e convocano i genitori. Durante
questo periodo il minore non deve essere lasciato da solo ma in compagnia di un adulto, che dovrà mantenere, ove possibile, il distanziamento fisico di almeno un metro e la mascherina
chirurgica. In ogni scuola viene individuato un referente che si occupa di informare anche il Servizio di Sanità Pubblica. È richiesto un passaggio con il pediatra di riferimento per
stabilire se, una volta riportato a casa il bambino, si debba sottoporre a tampone. DOVE VIENE PORTATO LO STUDENTE PER FARE L’ESAME? Da qualche giorno in Lombardia è attivo un canale
prioritario per sottoporre bambini e ragazzi in età scolare al tampone. A Milano e provincia, i punti di accesso diretto sono 31, molti in modalità drive-in (che eseguono il test
direttamente in macchina, abbassando il finestrino), quasi tutti appoggiati a strutture ospedaliere. I genitori con un’autocertificazione vidimata dal pediatra o dal personale scolastico,
possono presentarsi direttamente senza prenotazione per fare subito l’esame. QUANTO SI DEVE ASPETTARE PER AVERE L’ESITO DEL TAMPONE? Quasi tutti i punti di accesso diretto sono operativi la
mattina, in modo da processare gli esami nel pomeriggio e garantire l’esito entro le 23, anche se dato il «traffico» nei laboratori, può slittare al giorno seguente. Il risultato viene
caricato sul fascicolo sanitario elettronico e anticipa la chiamata dell’Ats di riferimento che può arrivare dopo qualche giorno. In caso di positività la segnalazione però arriva subito.
Per accorciare le procedure, i genitori possono firmare l’autorizzazione di accesso ai dati al pediatra, che in quel caso può verificare l’esito in tempo reale. I COMPAGNI DI CLASSE DI UNO
STUDENTE POSITIVO COSA DEVONO FARE? La persona che si è sottoposta al tampone, fino all’accertamento dell’esito, deve restare isolata, ovviamente senza andare a scuola. Il resto dei compagni
— così come gli insegnanti — frequentano normalmente la classe. L’obiettivo degli accessi diretti è quello di ridurre ai minimi i tempi in modo da consentire di isolare la classe entro il
giorno successivo. In Emilia-Romagna, nell’attesa dell’esito del tampone gli studenti devono portare la mascherina sempre, anche al banco. Questo in attesa del secondo tampone di controllo,
che avviene dopo 7 giorni. QUALE PROCEDURA SCATTA SE LO STUDENTE È POSITIVO? Il bambino o il ragazzo, accertata la positività al tampone, restano in isolamento a casa. A quel punto scatta la
quarantena di tutti i contatti stretti in famiglia e a scuola. Nel caso di nidi, asili o primarie, si opta per la quarantena dell’intera classe. Per i ragazzi delle medie o delle superiori,
essendo più facile ricostruire i rapporti interni attraverso un’«intervista», si può procedere all’isolamento di parte della classe. Per stabilire chi debba andare in quarantena, il
criterio è quello di tornare indietro di 48 ore: 48 ore della comparsa dei sintomi, per chi ne ha, o 48 ore prima dell’effettuazione del tampone per chi sia asintomatico. Chi sia stato in
prossimità dello studente risultato positivo in quest’intervallo temporale deve andare in isolamento per 14 giorni dal momento dell’ultimo contatto. Nelle scuole toscane è previsto anche un
«registro dei contatti» su cui i docenti devono registrare tutti gli spostamenti degli studenti: ad esempio, se durante un’ora di assenza di un insegnante la classe viene spostata in altre
aule, in caso di una positività, anche le altre classi vengono coinvolte nei provvedimenti di quarantena. Al termine del periodo di quarantena, dopo 14 giorni, il bambino positivo verrà
sottoposto a doppio tampone per certificare la guarigione. I compagni di classe e i contatti stretti, qualora non abbiano avuto sintomi tali da rendere necessario un tampone prima, ne
eseguiranno uno per poter rientrare in classe o uscire di casa. Se l’esito del tampone è negativo si torna in classe con l’attestazione del tampone. In Toscana, invece, i tamponi per tutti
quelli che sono venuti a contatto con uno studente positivo a scuola sono ben due: un primo subito, non appena emerge la positività del compagno, un secondo alla fine dei 14 giorni di
quarantena. E SE, IN SEGUITO AI CONTROLLI EMERGE UN ALTRO ALUNNO POSITIVO? In Emilia-Romagna, in questo caso, tutta la classe sta a casa in isolamento; ma il professore, se negativo,
continua invece ad andare a scuola e a insegnare in altre classi. Alla classe in isolamento, ove possibile, si comincia la Didattica a distanza (Dad) come durante il lockdown. QUAL È IL
BILANCIO DEI PRIMI 20 GIORNI DI SCUOLA, IN LOMBARDIA? Dei 30.257 tamponi fatti a bambini e ragazzi in Lombardia, 439 sono risultati positivi: l’1,45%. Il maggior numero di contagi è avvenuto
nei licei (141). A Milano, 33 positivi (27 studenti e 6 operatori), di cui 14 in città. SONO ATTIVE ALTRE OPERAZIONI DI SCREENING DELLE SCUOLE, IN LOMBARDIA? Statale e Asst Fatebenefratelli
Sacco stanno monitorando 14 scuole con 6 mila test rapidi, i cosiddetti «pungidito». Ieri i primi risultati con un 3,25% di sieroprevalenza media. Che sale al 6% nella fascia 3-6 anni, al
4% fra 6 e 10 anni e scende al 2% dagli 11 ai 18 anni. Nessun positivo al tampone. 25 settembre 2020 (modifica il 25 settembre 2020 | 13:51) © RIPRODUZIONE RISERVATA
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